logo and graphics
NOVEOTTO
rock.it recensisce il nostro disco così..

di Nicolò Riccomagno

La città di Torino è da sempre terreno fertile per la musica elettronica, i Settembre Nero non fanno eccezione. Il loro è un sound moderno, inserito in un contesto rock con forti contaminazioni industrial. Musica densa, profonda, ma al tempo stesso distorta e tagliente.

L’attacco è convincente. Uso calibrato dei synth, groove incalzante ed un ritornello vincente: “Boia di sé” è un’apripista perfetta. Segue a ruota l’accattivante “Fiore Nero”, il brano più melodico insieme a “Sexy Kitten No.1”. Immaginate un incontro tra i Subsonica più nervosi ed iMistonocivo di “Edgar”. Il risultato finale è quello. Nelle restanti cinque tracce la band si allontana dalla forma-canzone più tradizionale. Si percepisce una voglia di sperimentare, individuare una propria identità e far muovere la gente. Influenze dubstep prendono il sopravvento sotto diverse spoglie. Aggressivo l’apporto di Mr Wood in “Mezza Naturale”, in chiusura ripresa in versione remix da Lowpitch. Atmosfere dilatate e suggestioni ambient invece nel featuring di Deniro e Kwality in “LaHaine”.

Collaborazioni a parte, il trio piemontese sembra però esser partito con il piede giusto. “La dittatura del piano b” è un buon biglietto da visita, giovato anche dall’ottimo lavoro svolto in sede di produzione. Quello dei Settembre Nero è dunque un progetto dalle basi solide che, per quanto ancora in via di definizione, sembra già incanalato su giusti binari.

Da Torino un nuovo episodio di contaminazione che questa volta però non riguarda scandali alimentari o pseudo tali, ma più ludicamente un raro caso della sindrome nota come “the sound of the underground”. Il Dott. Guariniello può quindi dormire sonni tranquilli e dedicarsi ad altre indagini high profile, quali la presenza di carne di manzo nelle polpette di cavallo e viceversa.

Al centro di questa vicenda ci sono Nino Azzarà detto “Tosh” (voce/chitarra/programmazioni), Franco Cazzola detto “Tek” (chitarra/synth) e Vito Guerrieri alias “Guerra” (batteria), ossia le tre menti pulsanti alla base della band nota come Settembre nero, realtà in grado di smerciare potenti e letali dosi di electrorock, del tipo “senza lineetta” ovvero quello più coeso e massiccio e che fa dei due additivi principali, elettronica + rock, un tutt’uno difficile da districare ed in grado di dare immediatamente assuefazione e dipendenza.
La formazione torinese con questo disco impressiona per la capacità di amalgamare due mondi antitetici quali la bass music ed il rock e questo grazie ad un sound tanto ritmato e sintetico quanto affilato ed abrasivo e che si rivela in grado di esaltare i tratti principali delle due scuole di pensiero evitando scimmiottamenti e parodie. I Settembre Nero sanno cioè scrivere e suonare pezzi dall’impatto prevalentemente elettronico ma dal marcato retrogusto rock grazie alle poliedriche chitarre, al cantato rauco e passionale, ma soprattutto al modo di costruire ogni singola traccia, pensata e composta imbracciando una chitarra e non spistolando su un qualsivoglia software o applicazione musicale.
Questa cosa riesce a sporcare e graffiare l’asettico sound electro e a donargli in questo modo uno strano ma piacevole sentore di amplificatori, pedaliere e sudore, umanizzando ogni singola traccia e portando a immaginarle suonate su un palco piuttosto che prodotte da una fredda consolle. Il fatto poi che la strumentazione veda la chitarra orfana del basso e comunque in netta minoranza rispetto a synth, tastiere ed aggeggi elettronici vari, pare essere un mero dettaglio, anzi l’impressione che si ha è che il risultato sarebbe lo stesso anche invertendo i fattori.
Se a tutto ciò aggiungiamo un inusuale disinteresse per il ritorno melodico e per l’orecchiabilità fine a se stessa, non possiamo che ottenere 7 tracce (+ 1 remix) che scorrono in piena autonomia e che paiono guidate solo da loro stesse e con l’ovvia e conclusiva conseguenza che anche dopo numerosi ascolti la sensazione che rimane sul timpano è quella di un gran bel album d’insieme, potente, ritmato, corrosivo ma non facile, non immediato, senza hit o singoli radiofonici e dunque da scoprire ascolto dopo ascolto dopo ascolto….